L’ingresso porta alla sala, un tempo la “camera buona” della famiglia, dove un grande cristallo, fissato alla parete di fronte alla porta, propone la riproduzione anastatica della lettera che Gramsci scrisse il 10 maggio 1928 a sua madre in cui ricorda di essere un detenuto politico, di scontare la pena per non aver voluto mutare le sue opinioni, di non aver nulla di cui vergognarsi e, con parole di alta poesia, esprime il suo rammarico per averle dato un dolore così grande:
"Vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura e i figli qualche volta devono dare dei grandi dispiaceri alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini." 
In un angolo vi è una donazione: una scultura di Georges de Canino: quella straordinaria forza della ragione/ ritratto mentale di Antonio Gramsci. Alcune raccolte di Rinascita sarda , risalenti agli anni Sessanta e una raccolta di Ordine Nuovo degli anni 1919-20, 1924-25, hanno posto su due tavoli, che riprendono la tipologia dei tipici tavoli sardi.