Dall'ingresso una scala conduce al piano superiore, dove un percorso didattico - studiato da Elsa Fubini, curatrice con Caprioglio delle edizione Einaudi de Le lettere dal carcere - costituito da immagini, fotografie, articoli, certificati, effetti personali, propone le tappe più significative della sua vita.

Gli anni dell'adolescenza a Ghilarza, quelli della militanza politica e quindi la condanna, carcerazione e morte (viene qui conservato anche il calco della sua maschera funebre) sono evocati nella stanza di fronte alla scala. Nella teca a destra sono custodite due sfere di pietra modellate dallo stesso Gramsci, con l'aiuto dei fratelli. Servivano per i manubri del sollevamento pesi con i quali tentava di irrobustire i muscoli delle braccia.

Testimonianza di questa sua attitudine alle attività pratiche, più volte da lui ricordata nelle Lettere dal carcere, è anche l'esatta riproduzione del tipico carro sardo – ancora usato a quei tempi - costruito per Giulia durante il soggiorno al sanatorio di Sieriebriani bor (Mosca) nel 1922 e donato anni fa alla Casa Gramsci dal figlio Giuliano. Alcune lettere ai familiari testimoniano sia il suo attaccamento alla terra e al paese che l'aveva visto bambino, che le considerazioni alle quali pervenne in merito alla società sarda e ai suoi problemi legati alla povertà e arretratezza dell'isola. Anche il passaggio dalla Sardegna a Torino e il suo impegno politico, sono documentati da articoli, lettere, immagini che danno un quadro efficace del leader politico. La saletta sopra l'ingresso è interamente dedicata al periodo della carcerazione e della morte.

Un enorme cristallo riproduce l'immagine della cella della casa penale speciale di Turi dove rimase dal 19/7/28 al 19/11/33. Su di esso un passo della lettera del 29/2/32 alla madre ricorda la carcerazione e mostra intatta, nonostante le sofferenze, l'ironia, da lei ereditata:

"Cara mamma ....dirai anche a Teresina che ringrazio lei e i suoi bambini per l'intenzione che hanno avuto di inviarmi le violette di Chenale e i bulbi di ciclamino selvatico, ma non posso ricevere il loro doni, ciò andrebbe contro il regolamento che vuole sia mantenuto il carattere afflittivo della pena carceraria. Dunque bisogna che sia afflitto e perciò niente violette e ciclamini, nessun diavoletto della natura deve stuzzicarmi le nari con effluvi e gli occhi con il colori deifiori...."

In una teca sono custodite lettere , libri, giocatoli, fotografie, articoli, certificati ed effetti personali che Gramsci utilizzò durante gli anni del carcere. Accanto ad essa una targa ripropone il celebre e agghiacciante passo della requisitoria del P.M. Isgrò al processo presso il Tribunale Speciale dello Stato del 28/5/1928 "....per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare." Nella stessa stanza erano custodite preziose testimonianze orali di antifascisti che conobbero personalmente Gramsci e con lui condivisero l'esperienza politica e la carcerazione. Si tratta di un attento lavoro di ricerca condotto dalla nipote Mimma Paulesu Quercioli negli anni '70 allo scopo di far conoscere un Gramsci più vivo attraverso i racconti di coloro che l'avevano conosciuto nel lavoro, nella lotta politica, nei rapporti umani.

Tra i reperti, le voci di Pertini, Terracini, Longo, Silone, L. Basso e tanti altri fanno di questo angolo un luogo di memoria prezioso per tutti i visitatori. Onde evitare che per l'usura le audiocassette si deteriorassero, le testimonianze sono state riversate in CD, in modo da essere fruibili più agevolmente e più a lungo.

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Orari di apertura

Dal mese di Ottobre il museo aprirà solo il sabato e la domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00.

 

Orario estivo: Il museo apre dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00.

Chiuso il martedì.

 

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